sabato 17 ottobre 2009

Confini geografici


Per quel che riguarda i termini geografici, spesso qui fra gli anziani si sentono dei riferimenti singolari. Si dice " Fuori in Austria" o "Giù in Italia" per riferirsi all'altrove.
La nostra valle si sviluppa da est a ovest: a est si arriva ai confini (puntando leggermente verso sinistra, nord-est, in Austria; volgendo leggermente verso destra, sud-est, in Slovenia), dall'altra parte si va verso Udine.
Non c'è altra possibilità per spostarsi in modo celere verso i lunghi tragitti. E' quindi ben diverso che vivere in pianura dove, a 360°, le tue possibilità di movimento sono innumerevoli.
Questo doppio "muro laterale" condiziona quindi anche il modo di esprimere la geografia. "Fuori in Austria", intende "oltre" il muro del confine che, anche se fisicamente non c'è più, antropologicamente c'è, eccome.
"Giù in Italia" sottintende il lungo corridoio ed il tempo non breve che è necessario percorrere per arrivare agli agglomerati più grandi, dove ci sono le scuole superiori, gli ospedali, i tribunali, i centri commerciali.
Il corridoio comprende, oltre che tutta la Valcanale, anche il Canal del Ferro, fino allo slargo dove le valli si incontrano, Carnia, nel punto in cui si decide se muoversi verso Tolmezzo, Gemona, o oltre fino a Udine.
"Giù in Italia" negli anziani sottintende anche una certa "non appartenenza", direi ormai inconscia, un'estraneità che in realtà non è neanche premeditata, è così. C'è l'io che si sente apolide, ma non la prende come una sconfitta, è così e basta.

Mentre un giorno spiegavo a un mio cliente austriaco questi modi di dire, "draussen", fuori e "unten" giù, mi ha chiesto se pensiamo di fare un Principato della Valcanale, data l'appartenenza. Gli ho spiegato che sono ormai pochi quelli che si esprimono così, chiaramente il mondo gira: adesso io sono qui sulle Alpi e domani alle 10 posso essere a Jerez de la Frontera, da mia figlia, senza alcun problema e con costo minimo. Io non risento di questi limiti spaziali, ma se ci mettiamo nella testa di chi ha vissuto tutta la vita qui, con brevi uscite, di solito non piacevoli (ospedali, tribunali), è evidente come il fuori ti sembri ostile. Il tuo mondo ti basta e non ti riserva grosse sorprese.
Quando frequentavo Cà Foscari, a Venezia, spesso partivo prestissimo al mattino, in treno, e ritornavo a mezzanotte: per le mie vicine solo il pensiero era una cosa che le terrorizzava. Succedeva che quando dovevano scendere in pianura, venivano prese come da un'agorafobia, una mancanza di punti di riferimento, talmente disorientante da angosciare.
E per una di loro è stato anche davvero sconvolgente un ricovero all'ospedale di Gemona, dove chiunque parlava un'altra lingua, il friulano, e spesso si dimenticava di tradurre. "Sono stati tutti molto gentili, si stava bene, ma non capivo niente e non potevo sempre dire "prego?", alla fine pensavano fossi sorda e mi ripetevano le cose a voce molto alta, ma non capivo lo stesso, quindi lasciavo perdere. Ma si stava bene, erano proprio gentili".
:-)

mercoledì 14 ottobre 2009

Adesivi per auto




All'alba la temperatura era aggressiva. La camminata di stamane, assieme al cane di mia sorella che in questo periodo è nostro gradito ospite, è finita in una rigidità di arti e di estremità, che c'è voluta una bella doccia calda per potersi muovere nuovamente con un minimo di armonia.
Ho cambiato percorso, il tragitto che facevo prima è per un lungo tratto al buio, le giornate sono scure fino alle 7 ed ora scelgo un percorso ben illuminato dalla luce pubblica.
Si passa davanti ad un parcheggio, le auto sono infilate con il muso in avanti, camminando vedo tutte le parti posteriori. Su molte auto c'è quell'adesivo lì in alto, bello grande. Attenzione, bimbo a bordo.
Mi sono sempre chiesta: perchè uno decide di attaccare quel triangolo sul retro? Deve essere sicuramente una decisione ponderata...
Credo ci possano essere vari motivi, primo fra tutti l'orgoglio.
Certo, l'orgoglio narcisista di esibire un discendente e farlo sapere a tutti quelli che ti viaggiano dietro. Di far sapere che si è usato l'apparato riproduttivo, non solo "tanto per", ma per la nobile conquista della continuazione della specie.
A tutto beneficio di chi legge quell'adesivo: non preoccupiamoci, ci sarà qualcuno che lavorerà per pagare le nsotre pensioni!
A tutto discapito di chi un discendente non ce l'ha, perchè non può averlo o forse perchè non trova un rappresentante del sesso opposto che condivida il suo obiettivo, chissà forse perchè si tratta di soggetto"diversamente bello".
No, non può essere questo il reale motivo che spinge tanti giovani genitori entusiasti a incollare sul lunotto posteriore quella targhetta di paternità/maternità. Troppo arido e pessimista.
Non sarà che avere un bambino a bordo induce a guida pericolosa? E che bisogna segnalarlo a tutto il mondo? Forse che se il bimbo si addormenta è necessario viaggiare a 30km/h per tutto il tragitto... o forse se il bimbo è inquieto bisogna fare attenzione che l'autista non stia guidando con una mano sul volante e l'altra che tenta di infilare succhiotti nelle orecchie a lattanti ululanti...
Boh! per me resterà un mistero, magari se qualcuno mi spiega quale impulso c'è dietro quel gesto...
Forse è solo il fatto che l'adesivo te lo regalano con pappine e seggiolini, perchè buttarlo?
Io sto girando da tre mesi con una gran P sul vetro posteriore del Doblò. Grossa P che resterà lì ancora per un mesetto almeno: l'istruttore della scuola guida purtroppo è ammalato e non si faranno esami in Valcanale finchè non starà un po' meglio. Quindi questa P invadente. che ti ostruisce mezza vista quando parcheggi, me la porterò dietro ancora per un po'.
Questi sono adesivi interessanti, degni di attenzione: se ne vedi uno su un'auto dove c'è una persona sola, pensa che quell'autista ha a che fare giornalmente con uno ( o più) adolescenti, ed è una persona che merita rispetto e solidarietà.
Se invece vedi un'auto con quell'adesivo e ci vedi dentro due persone, di cui una giovane alla guida, STAI ALLA LARGA.
Significa che la persona alla guida è pericolosa, significa che devi mantenere la giusta distanza di sicurezza, che nelle partenze in salita se tu sei dietro devi mantenere un'abbondante distanza di sicurezza, significa che non devi sorpassare sfiorando quell'auto, che se quell'auto ce l'hai davanti su una rotonda devi viaggiare ad una velocità tale da poterti arrestare per lasciare che possa agevolmente districarsi nel groviglio delle uscite. Altrimenti perchè quella P sarebbe così grande?
Il nuovo codice stradale prevede che l'accompagnatore di un principiante non abbia superato i sessant'anni, abbia la patente da più di dieci anni, sia titolare di una patente italiana.
Nel mio gruppo familiare con queste caratteristiche ci sono solo io, quindi Maria, il mio Doblò con la P, ed io siamo spesso in giro. Mi raccomando.

P.s. Nella seconda foto in alto c'è l'adesivo che ho sulla mia auto, me l'hanno regalato i miei quando siamo andati a Vienna, sta bene con l'arancione del Doblò. Tradotto vuol dire: non correre più velocemente di quanto il tuo angelo custode possa volare. Vado piano.







martedì 13 ottobre 2009

Sottofondo

Mentre inserisco su questo pc i dati della mia contabilità aziendale ( che lavoro esaltante il calcolo dell'iva del terzo trimestre!) nella prima giornata fredda di quest'autunno, in sottofondo c'è Radio Kaernten.
Ascolto questa radio, http://delicast.com/radio/Austria/news/ORF_Radio_Kaernten (via internet perchè nell'angolino dove vivo io, nascosto ai due ripetitori di valle, non si prende in altro modo), ed ogni giorno è sorprendente quante belle canzoni italiane abbiano in archivio negli studi di Klagenfurt, canzoni che non sentivo da qualche lustro e che rilassano, rilassano veramente tanto. Giusto quel tanto da non perdere le staffe con fatture scritte con gran risparmio di cartuccia d'inchiostro (praticamente illeggibili), con bolle di accompagnamento criptiche piene di codici e senza descrizioni, con trabocchetti quali "esente iva art 15, fuori campo iva , escluso iva o indetraibile iva 50%", che caspita QUALE IVA CI VA!?!

Il sottofondo è importante.
La musica di sottofondo è importante: ad esempio ho notato che se nell'aria veleggia il country di un cd di Bruce Springsteen (regalatomi da mio genero che è un fan senza riserve e che mi ha fatto riscoprire delle canzoni di cui non sapevo neppure il titolo), i clienti della mia età, o giù di lì, mentre scelgono, si rilassano immediatamente, non hanno la fretta di decidere ed andare.
Invece una delle ultime volte che abbiamo fatto un'uscita-famiglia tutti insieme, in una storica gelateria di Udine (che bei ricordi, ci andavamo prima di sposarci, il gelato era unico e il posto era prezioso!) ci siamo ritrovati, oltre che in un ambiente asettico nella sua "forzata" modernità, a sederci su tavolini troppo stretti e troppo bassi, con un sottofondo improbabile, decibel da non potersi sentire, adatti ad una discoteca e non ad un ambiente per famiglie alle 8 di sera. Che tristezza, ci è rimasto un ricordo di disagio e un "quasi rancore" interno per quello che non abbiamo più trovato. E non ricordiamo neanche che sottofondo c'era.

venerdì 9 ottobre 2009

martedì 6 ottobre 2009

Care signore/ Margherita Monego


Stamattina all'alba ho accompagnato mia sorella al poliambulatorio, una colica dolorosa.
Come sempre ho trovato attenzione, professionalità, grande umanità. Che hanno risolto il problema quasi più del Buscopan.

In altre occasioni in servizio c'era Margherita, una "cara signora", di cui di seguito allego una breve biografia. Con lei ho fatto anche un paio di viaggi in ambulanza. Poi ci siamo conosciute meglio quando ho scritto la sua storia, è stata una gran scoperta.
Oggi non c'era, ci ha accolto prima una giovane ragazza bionda, poi sostituita da una giovane ragazza con i capelli rossi. Non le conosco bene, non so come si chiamino. Certo che sono persone veramente in gamba.

La sua storia

Nasce a Riofreddo nel 1951 ed è lì che frequenta le scuole elementari, “c’era una pluriclasse, eravamo un bel gruppetto di bambini”. Il padre lavora nella miniera di Cave del Predil, lei è la figlia maggiore, ha una sorella di otto anni più giovane. E’ una delle prime ragazze che si iscrive al Liceo Scientifico a Tarvisio, fondato proprio in quegli anni. Margherita frequenta poi la Scuola per infermiere professionali a Udine, si diploma e ritorna in Valcanale. Oggi opera nell’ambito dell’Emergenza 118 del Poliambulatorio di Tarvisio.


Il suo percorso lavorativo

Sì è occupata da subito di emergenza sanitaria, un settore dove si fanno i turni, si
lavora di notte ed ogni volta che squilla il telefono ” non sai mai cosa ti aspetta, dopo tanti anni di lavoro ogni volta che sollevi la cornetta il battito cardiaco accelera come la prima volta”. Un’occupazione non facile la sua, che richiede forza interiore ed anche forza fisica, spesso si esce in piena notte a fare soccorso e si deve lavorare a temperature che vanno molto sotto lo zero. Due occhi azzurri di ghiaccio, capelli biondi raccolti in un’acconciatura essenziale, fisico asciutto e scattante, è l’immagine stessa dell’efficienza.
Chi l’ha vista lavorare sa quanto sia determinata, non ha mai esitazioni e
questo è diventato il suo stile di vita. La prima impressione che dà è quella di
una sicurezza scostante, “sta sulle sue”, non perde tempo a chiacchierare.

Una passione


La montagna, legata ai minerali, alle rocce, al suo desiderio irrealizzato di studiare la geologia per conoscere ed approfondire l’ambiente in cui è nata.
Non si piange addosso per la mancata realizzazione delle sue ambizioni, invece trova un’altra strada. Unisce le sue cognizioni sanitarie alla innata capacità di arrampicarsi in montagna. E’ molto brava nello scalare, è agile e resistente. Ha partecipato a cinque spedizioni alpinistiche extraeuropee: in Perù, in Cina, in Pakistan, in Nepal e in Bolivia/Cile. E’ la persona giusta per diventare tecnico sanitario del Soccorso Alpino. Dal 1989 è stata chiamata nella commissione nazionale del sodalizio a Milano, oggi è istruttore e componente della commissione internazionale di soccorso alpino CISA-IKAR e spesso è in giro per l’Italia ad insegnare . “ E’ un’occupazione che impegna, ma che dà grandi soddisfazioni. Per partecipare utilizzo i periodi delle mie ferie lavorative. Quest’anno ho tenuto un corso valanghe sull’Etna, un posto completamente diverso da dove operiamo di solito.
Trovarsi nel bel mezzo di una nevicata, con bufera, fulmini e saette dall’alto
di un vulcano, praticamente tutto ferro, è stata un’esperienza elettrizzante, da
tutti i punti di vista”. Lo dice con un humor sottile, un lampo d’ironia inaspettato. Quando vede la foto che la ritrae mentre tiene una lezione a quel corso, una foto pubblicata sul sito internet della commissione internazionale, resta sorpresa. Nell’immagine c’è una ragazza bionda, in piedi davanti ad uno schermo, su cui è proiettata la scritta “Modalità dello scavo nella neve per permettere una rimozione atraumatica dell’infortunato”. Margherita vi appare con un’immagine di naturale spigliatezza ed innata autorevolezza. Lei forse non si vede così, non sa invece quanto sia importante questa sua determinazione, questa sua forza interiore, per chi le sta davanti, sia quando c’è da cucire una ferita che quando ci sono da trasmettere nozioni vitali per il soccorso in montagna.
Nel Club Alpino Italiano si occupa in particolare del servizio valanghe ed opera nell’ambito della Scuola centrale. Ne parla con orgoglio. Gli occhi azzurri si riscaldano, sorride e si trasforma. Non è orgoglio presuntuoso il suo, non è un vantarsi, è invece una soddisfazione tutta sua, la stessa che puoi leggere negli occhi di chi è arrivato in cima a una montagna con fatica.

Un pensiero

“L’impegno nel comitato internazionale CISA-IKAR mi permette di essere sempre aggiornata sulle ultime novità nel campo sanitario a livello di traumi, di episodi di assideramento, il che mi pone in una posizione di privilegio, mi ritengo fortunata per questo”.
Non è fortunata, questi suoi “privilegi” nascono da sacrifici personali notevoli, da impegno e sforzo e tanto tempo dedicato agli altri.
Non le è stato regalato niente, è tutto guadagnato. Ed è un guadagno di tutta la comunità, non solo del mondo della montagna.



lunedì 5 ottobre 2009

Standing Ovation


Una standing ovation al tè ai fiori di sambuco e alla Linzer Torte della signora Tea, nella malga del Monte Lussari ( http://dawit-benvenuta.blogspot.com/2009/03/care-signore-3teresa-rader.html ).
Da oggi la Malga è chiusa, riaprirà ( a Dio piacendo, o come dice la signora Teresa, "um Gottes Will ") il prossimo anno in giugno : consiglio a tutti di percorrere le quasi due ore a piedi lungo il sentiero del Pellegrino, in cima vi attende un momento magico, un'occasione unica per sedersi a godere della vita.
L'ultimo tratto fino al Monte Lussari, quello più difficile, senza alberi attorno e sotto il sole che picchia, sarà molto più agevole con la carica che riceverete nel rifugio.
Impagabile.