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martedì 10 marzo 2009

Addobbi pasquali




E' ora di allestire un po' di addobbi pasquali. Ieri ho appeso le corone d'abete con le uova colorate. Sullo sfondo, so che sono noiosa, è in corso la nevicata quotidiana.

giovedì 11 dicembre 2008

biscotti

.... davvero c'è da cominciare a preoccuparsi: la neve che continua a scendere è pesante, spezza i rami degli alberi che cadono sulle linee elettriche, mezzo paese è senza energia elettrica e domani le scuole rimarranno chiuse per ordine del sindaco. La protezione civile è partita con delle squadre da Palmanova per aiutare l'enel nel riattivare le linee, le strade solo larghe due metri perchè è caduta talmente tanta neve che non riescono a buttarla in disparte. Sono andata a piedi in posta ( le bollette si pagano ugualmente e anche le ricevute bancarie) e si cammina fra due bianchi muri alti più di me, se incroci due automobili contemporaneamente non sai dove buttarti...
Ho chiuso l'azienda ( nessuno si muoverà oggi) e mi sono rifugiata in casa a fare biscotti con i bambini. Tutto sommato è stato un pomeriggio sereno: non ci siamo scottati, non abbiamo buttato via troppi ingredienti, solo le meringhe non sono montate, ma a me succede una volta su due. E ora vado a spalare un po' di neve dal Doblò, altrimenti sparisce di nuovo e domattina chi lo trova?

mercoledì 10 dicembre 2008

Allarme neve

Sul sito delle previsioni del tempo di orf.at http://wetter.orf.at/kae/main?tmp=19654 stamattina è apparso il comunicato che riporto qui sotto

! Schneewarnung

Das ist eine Schneewarnung für Kärnten: Ein Tief über dem westlichen Mittelmeer führt in den nächsten Tagen sehr feuchte Luft in den Alpenraum. Die Luft in den Tälern bleibt kalt, darüber schiebt sich warme Luft. Damit wird es von heute Nachmittag bis Freitagvormittag häufig und kräftig schneien, teilweise bis in die Täler. Neuschneemengen von über einem Meter sind auf den Bergen in Oberkärnten, aber auch in den Karawanken zu erwarten. In den höher gelegenen Tälern (etwa im Lesachtal) teilweise mehr als ein halber Meter Neuschnee bis Freitagvormittag. [mehr]


E' la prima volta che vedo una cosa così allarmante, con il punto esclamativo davanti, poi!
Consigliano a tutti di stare a casa da oggi pomeriggio a venerdì notte.
Soltanto che oggi pomeriggio dobbiamo accompagnare Giuditta al conservatorio a Klagenfurt per il concerto di Natale. Ci sarà da divertirsi sull'autostrada, lei suonerà alle 18.00 quindi il ritorno sarà un'avventura!
In fin dei conti queste situazioni di emergenza riescono ancora ad incuriosirmi, l'adrenalina dell'incoscienza è ancora più alta della paura, per fortuna. E poi sarà l'occasione per fare una gita assieme noi quattro e per compare gli ingredienti per fare i biscotti ed anche delle formine nuove.

venerdì 3 ottobre 2008

Lessico delle nevicate


Il “lessico delle nevicate” dovrebbe essere oggetto di una ricerca socio-linguistica.
“Vengono giù fiocchi come panini” è uno dei cento modi per definire le modalità di una nevicata.
Significa cadenza lenta, i fiocchi di neve sono soffici e scendono veleggiando, con calma , e quando cadono si appoggiano delicatamente uno sull’altro creando subito un volume notevole. La coperta di neve cresce a vista d’occhio, ogni volta che appoggi lo sguardo fuori dalla finestra è più avvolgente e i suoni si attutiscono e sembra di essere in una calda ovatta.
Con una nevicata così, l’unica cosa logica da fare sarebbe quella di aspettare che finisca, davanti ad un caminetto acceso e con un paio di amici che condividano la rassegnazione o l’euforia dell’evento, magari con un bricco fumante di vin brulè e un mazzo di carte da schnaps.
“Butta di traverso” vuol dire che non si crea volume, che il vento trasporta la neve che cade e la raccoglie in mucchi scomposti, fa tanto teatro ma poca “cubatura”.
Però disturba molto: s’infila sotto la “giaccavento”, nel cappuccio, dentro le maniche, è difficile anche solo muoversi, se ce l’hai contro. L’ideale in questo caso è stare davanti ad un caminetto, meglio se acceso, sperando finisca presto.
“Forse butta in pioggia” vuol dire che la neve scende velocemente, niente volteggiamenti e voli pindarici e quando ti cade addosso non scivola via ma si scioglie e ti bagna, in breve tempo ti inzuppa.
E’ decisamente poco piacevole e assolutamente non poetica.
Dopo un po’ che sei fuori a lavorare, poter stare davanti ad un caminetto acceso, in quelle giornate, è una necessità di sopravvivenza, si tratta di atavico istinto di conservazione.
“Se continua così, butta in neve”, si dice quando nevica di continuo da una settimana, e non si sa più dove ammucchiare la neve. Ci si dedica all’ironia, poiché ormai si è già detto tutto.


Mi è capitato di sentire un ospite, di quelli che hanno qui in paese la seconda casa. Era il mattino dopo una bella nevicata: eravamo a prendere il giornale, c’erano diverse persone in fila, tutti ben intabarrati perché la neve continuava a scendere.
Il signore era contrariato, direi proprio seccato, perché durante quella notte, alle tre, era stato svegliato dallo spazzaneve che passava e ripassava, “che disturbo, non si riusciva a chiudere occhio”.
C’è stato solo un breve commento, nel silenzio pesante che era seguito, uscito dalle labbra sorridenti di uno di quelli che vengono a prendere il giornale in zoccoli di legno, perché abitano lì di fronte: “Anch’io l’ho sentito, stanotte, e ho pensato -Che bene, per fortuna non ci sono io su quel camion!-, mi sono girato dall’altra parte e ho dormito come un ghiro”.
Il succo del discorso è che sarebbe interessante ed educativo passare una nottata a guidare uno di quei camion, a veder cadere neve e a doverla portare via, ore lente, con il cambio in mano, avanti e poi ancora indietro…dopo un po’ tutto diventa confuso, la neve che scende, i fiocchi che frullano,i mucchi ai lati della strada, e ancora neve che scende, dentro il caldo della cabina e fuori il mormorio sordo del motore che fatica, e il vomere davanti che sfiora i marciapiedi, e i paletti, e poi le palizzate da non urtare e il sonno, e ancora neve che ti viene contro…
Dopo aver trascorso una notte così, quando senti avvicinarsi e passare vicino a casa tua uno spazzaneve, ti addormenti come Melman, la giraffa di Madagascar, di botto.

inverno/ qualche anno fa/ pomeriggio




Stanotte è nevicato di nuovo, altri quaranta centimetri sopra quel metro di bianco che c’era già.
Non è finita, continuano a scendere “fiocchi come panini”, secondo il lessico di un noto operatore delle funi di risalita, una frase che è passata alla storia.
Ho passato la mattinata a caricare neve soffice sulla carriola, a pulire i terrazzi e i marciapiedi, a fare la stradina per arrivare al magazzino. Sono sudata e ho le braccia pesanti come due pezzi di legno: alla fine di questo lavoro mi sento sempre un po’ “scimmiesca”, ho l’impressione di poter riuscire ad appoggiare a terra il dorso delle mani stando eretta. Però spalare fa bene, diceva sempre mia nonna, rafforza i pettorali.
Adesso sto proprio bene seduta qui al computer, al calduccio, e veder nevicare ancora mi riempie comunque di euforia, nonostante la fatica che mi aspetta dopo.
Le braccia tremano leggermente, la fatica si sente, adesso. Ma per i pettorali, siamo pronte a questo e ad altro: contrastare gli effetti della forza di gravità, è per una signora, una sfida.
Quest’inverno è nevicato tantissimo, è iniziato con la prima nevicata a novembre e poi abbiamo avuto una buona dose di neve fresca a cadenza settimanale. Il manto nevoso è rimasto costante e, se va bene, forse solo a Pasqua si vedrà un po’ di verde.
E’ un inverno strano, era un bel po’ di tempo che non nevicava tanto.
Qualche volta ci ricordiamo di quando eravamo piccoli, a quei tempi c’erano nevicate “megagalattiche” : andavi a scuola a piedi perché le strade erano bloccate, qualche volta arrivavi e la maestra non c’era perché il treno era in ritardo, fermo da qualche parte, e allora si stava tutti assieme con la maestra che abitava nella scuola e lei reggeva bene tutte le classi, senza farsi alcun problema a tenere la disciplina.
Quando ne parliamo fra noi viene sempre fuori la frase “ Ti ricordi quanta neve… ci arrivava fin sopra la testa, non vedevi fuori dal corridoio che avevano spalato per farci passare” e si alza il braccio ad un’altezza di almeno 1 metro e 80, “ Fin quassù, sopra la testa!”.
Così nascono le leggende, ci dimentichiamo che quella volta tutti noi non arrivavamo al metro d’altezza.

martedì 30 settembre 2008

inverno/qualche anno fa/mezza mattina

Questa alla fine è diventata una raccolta di ricordi.
Non sapevo proprio da dove cominciare, la testa piena di giorni che si sovrapponevano, sfumavano e ritornavano e continuamente si riallacciavano ad altri .
Mi rendo conto, ora che li ho messi sulla carta, che sono quasi tutti ricordi che mi fanno sorridere. E’ proprio vero che le brutte cose si rimuovono… deve essere l’istinto di sopravvivenza che ti lascia in testa il film delle giornate allegre e annebbia quello dei giorni tristi. Meglio così.
Questo è un puzzle, scritto nei ritagli di tempo.
Fra un cliente e l’altro, perché vivo in un’enoteca dove ad intervalli lunghi entra qualche cliente/amico con cui c’è uno scambio di vendita e socializzazione.
Poi sono di nuovo sola e invece di stare qui a guardare dalle vetrine i cumuli di neve bianca, con dentro il desiderio tiepido di avere le cjaspe sotto i piedi e di camminare nel silenzio, mi siedo davanti al monitor a parlare da sola.
Brevi colloqui, pochi minuti, interrotti dall’arrivo di un amico che sceglie, compra e se ne va. Poi riprendo, mi siedo qui, legando i fili dei ricordi.
Scrivo perché vorrei provare a mettere un po’ d’ordine nei cassetti cerebrali, a questo punto ho paura di perdere delle cose e mi dispiacerebbe tanto, mi diverto troppo a ricordarle.
A volte lavando i vetri o spolverando bottiglie sorrido da sola, dalla vetrina vedo che mi osservano, forse pensano che la mia sia deformazione professionale, che sia una “ciuca allegra”, come si dice qui da noi.
Mi dispiacerebbe tanto dimenticare queste cose, vorrei poter ridere assieme ai miei nipoti raccontando loro questi ritagli di vita.
Sì, quando ne avrò , di nipoti, e sempre se riusciremo a capirci …se saranno andalusi o irlandesi sarà più difficile, ma con la mimica ce la farò. E poi mi verranno le rughe, della mimica non dell’età.